MINI FASTNET 2009

 

 

Per Andrea  e Stefano  l'edizione 2009 del Mini Fastnet viene da lontano.

Mancavano poche ore alla partenza di Andrea per la qualifica di 1000 miglia da Porta Camargue ,nel 2007,ed i due già ci fantasticavano.

La felice esperienza di Stefano nel mare di Iroise nel 2005 corroborava il sogno ed i due,un ticinese ed un brianzolo, gente concreta,non ci hanno messo troppo a programmare la spedizione.

Il Mini Fastnet si sarebbe inscritto perfettamente nel programma di avvicinamento di Andrea alla Mini Transat 2009 e ,a posteriori,possiamo affermare che mai scelta si sarebbe rivelata più azzeccata.

 La vigilia di simili eventi meriterebbe un copioso capitolo a parte.

La rassegna di tante meravigliose ed innovative barche in banchina,il rivedere ,magari dopo un anno ,i compagni stranieri di precedenti avventure,il confronto coi loro sogni,l'emozione dell'attesa,la preparazione meticolosa del mezzo....ci sarebbe ,veramente,da scrivere parecchio..ma preferiamo dedicare queste righe al nocciolo:lo svolgimento del Mini Fastnet.

Domenica 14 alle 12.30 inizia l'avventura di Casinò di Lugano.

Il giorno prima ci siamo qualificati ad un brillante undicesimo posto nel prologo,al prezzo però  di qualche adrenalinico spavento di troppo in partenza.

Riteniamo inutile prendere rischi e sviluppiamo uno start conservativo ,ben dentro la pancia del gruppo di 75 mini.

L'uscita dal Golfo di Douarnenez è caratterizzata da aria erratica,che appoggia i suoi deboli zefiri ora sulla sinistra ,ora sulla destra dello specchio d'acqua.

è difficile districarsi  e scegliere correttamete tra i due lati ma il Ginto si rivela subito una macchina fenomenale da bolina con poca aria e ,soprattutto ,onda.

Piano piano rimontiamo il gruppo e quando, dopo 10 miglia di fraseggi lacustri,arriviamo finalmente alla meda di Basse Veille godiamo di ottima compagnia:poco prima di noi girano il  proto secondo arrivato al GPI,Mare.De,la barca vincitrice della mini 2007,624 e ,soprattutto 483 di Fabien Sellier.

Riccardo Apolloni pone Fabien ed il suo Pogo 2 tra i favoriti della Mini Transat e,prima di partire, ci ha raccomandato:"va sempre dalla parte giusta ..dove va lui ,andate anche voi!"

In caccia quindi!

La debole bolina iniziale ha ritardato mica male la tabella oraria del gruppo e viviamo con qualche apprensione l'idea di poter arrivare al Chanal du Four dopo le 23,in controcorrente.

Per fortuna il Nw gira dui 14 .15 nodi e ,pur in bordeggio ,l'avvicinamento alla punta di St Matthieu,porta del canale ,si sviluppa in velocità.

 Purtroppo la realtà tecnica della nostra regata cambia un filo:fuori dar riparo di capo Le Chavre si è alzato del"clapot",un'ondina,e notiamo subito che Casinò di Lugano è meno incontenibile che sul piatto.

Fabien si allunga piano piano in avanti,soprattutto in angolo e la muta degli altri Pogo 2 incalza.

Ci concentriamo al massimo sulle regolazioni,teniamo d'occhio l'Atlante delle maree e ,con un buon bordeggio ,arriviamo all'inboccatura del canale intorno alle 20 ancora ben posizionati.

 Sull'onda dei ricordi avevo descritto ad Andrea il canale del Four come una specie di Paradiso,con la sua costa verdissma a destra,le intuizioni delle basse isole di Molene e Ouessant a sinistra e mare calmo garantito.

Per fortuna non sono stato smentito ed il passaggio ci ha regalato uno dei momenti più emozionanti ed agonisticamente felici della regata.

Che stupore leggere sul GPS 8-9 nodi di VMG,vedere le mede caderti addosso ,letteralmente,per  il fiume di corrente favorevole!Certo che i timori per un 'eventuale arrivo in ritardo erano ben fondati!

il Ginto riprende a giocare in casa:non temiamo confronti con qualsivoglia barca di serie.

Riprendiamo le code di Fabien,Pivetteau,vincitore serie nel 2007,non ci vede che la poppa,il temibile Dingo 1 di Rheinart,mago della bolina e vincitore del MAP la settimana prima,non ci prende un centimetro ed anche i nuovi D2 e Nacira,questa volta con fior di timonieri,non esprimono nulla di meglio.

Al tramonto,con Ouessant ben di poppa siamo noni e questo rimarrà il nostro migliore "parziale "di tutta la regata.

 Le prime 40 miglia se ne sono finalmente andate:erano quelle col maggior numero di passaggi obbligati.Ora io ed Andrea  possiamo finalmente distenderci nella navigazione di lungo corso ed iniziare a gestire con regolarità non ossessiva ma ordinata i turni di due ore a cui siamo abituati.

Anche la cambusa  può ora essere gestita in modo più ordinato.

Andrea è ricorso all'aiuto di una dietologa che gli ha organizzato la giornata in tre "tranche",proponendo per ognuna una ricca variabile di alternative nella classica assunzione di proteine ,grassi e amidi.

Alla vigilia il ticinese ha ordinatamente predisposto nelle taniche le confezioni premisurate in pratici sacchetti trasparenti con l'ulteriore vantaggio di eliminare ogni ingonbro delle confezioni da buttare.

Un ottimo esempio!

Anche le alghe che ci avevano costretto a tenere il mezzo marinaio in pozzetto per liberare periodicamente il timone si rarefanno.Insomma :si va!

 Si va?Un lirico greco di cui non ricordo il nome raccomandava di non abbattersi mai troppo e di non esultare mai troppo:al calare del buio(qui non prima delle 23.30)il Nw cede il posto ad un flebilissimo E- Ne,pur nel ristabilirsi di una vigorosa onda morta dal largo.

Quella che viviamo è una notte faticosissima ed improduttiva.Quel poco di vento apparente che produciamo è vanificato dal rollio imperioso,ci tiriamo di continuo addosso lo spi fradicio e ci esauriamo in faticose strambate che, alla fine di ognuna ,ci lasciano con un bozzo in testa ,stremati ,sudati e ...nelle stesse condizioni di prima.

Ciascuno di noi non impiega molto a capire che l'abulia fatalistica è la migliore difesa:tanto le luci di via degli altri non schiodano da dove sono.

Allora non potevamo saperlo ma ,purtroppo,una vena d'aria più forte stava favorendo le barche più sottocosta ed un "Golpe"si stava consumando ai danni del nostro gruppo di occidentali.

 L'alba vede il SW rientrare ma piano ,troppo piano.Lo spi assume finalmente una forma consona alla sua dignità anche se il beccheggio ne vanifica in parte la portanza.

è  nel pomeriggio che l'andatura può finalmente superare i 5 nodi che ci permettono di gestire con sicurezza l'attraversamento delle rail dei cargo.

Ora si che si và!Ben presto lo spi medio prende il posto del grande ed una mano alla randa rende Casinò di Lugano,stabile e sicuro in ogni planata.

 é a circa 30 miglia dal faro di Wolf Rock ,di fronteballa,Cornovaglia che rischiamo la catastrofe agonistica.

L'approssimarsi di groppi nerissimi ci induce a cambiare lo spi col"frullone".

Per accellerare al massimo la manovra ci affidiamo al pilota automatico per manovrare in due a prua.

Forse il nostro peso ,unitamente al mare formato,inducono la prua ad immersioni più profonde ed imprevedibili del solito,al punto che la punta del tangone si immerge una volta ,due volte...fino a che il paranco che lo sostiene cede ed è come se una mano possente ,malgrado i nostri sforzi per liberarlo,tirasse il balestrone  atrocemente sott'acqua.

Ci manca il tempo di tornare in pozzetto per diminuire la velocità...uno schianto sinistro all'estrema prua  ci comunica senza appello che ci siamo beccati tra capo e collo il tanto temuto "danno meccanico"Il supporto in teflon della forcella prossimale del balestrone è divelta!

Per un bel quarto d'ora rimaniamo come basiti ,inerti...ma come?è due anni che ci lavoriamo di fantasia e dopo sole poco più di 100 miglia di gara siamo già  irrimediabilmente azzoppati,senza la possibiità di usare spi e frullone?.Come potremo sfruttare il Sw che i bollettini già annunciano in grancassa per il ritorno dal Fastnet?

Non passa poco prima che, ricacciati i funerei propositi di ritiro,riregoliamo al meglio le vele e riorziamo con la prua ben su Wolf anche se un pò depotenziati in prua.

La regata ricomincia,siamo comunque circondati da altri mini,il cielo è azzurro ed il mare regolare....ma un'ombra di rammarico permane di sottofondo in ogni nostra valutazione

Sono circa le otto di sera quando Il faro di Wolf Rock,sentinella orientale delle isole Scilly,si materializza davanti alla nostra prua.

Sarà che il morale a bordo non è a mille ma con Andrea abbiamo facile gioco ad ironizzare sul fatto che ci troviamo al traverso di Lend's End(la Fine della Terra, o del Mondo!)puntando sulo Scoglio del Lupo!

Che posti....niente a che vedere con gli ameni nomi delle isole mediterranee ed anche il sole che ormai fa capolino sempre più di frequente tra i cumuli scuri ci pare un ghigno,su quel mare marrone.

Fa un bellissimo effetto notare intorno al faro che si avvicina una sciame di barchette:che fascino le gare con tutti quei partenti!Siamo in gara da ormai 150 miglia ed il gruppo è più serrato che mai.

A vederla giusta ci rendiamo conto che la nostra posizione 24 ore prima era più lusinghiera,alla testa di quello sciame... è evidente che la Manica non ci ha portato benissimo ma con quello che abbiamo rischiato rompendo il tangone...va bene così !Ne abbiamo di tempo per recuperare posizioni...

 Il Wolf assediato dall'onda lunga oceanica che ,frangendoglisi contro,scaglia sottovento per decine di metri schiuma mugghiante è di una bellezza abbagliante,tale da indurci a scordare per qualche minuto la gara per le giuste foto ricordo

Il tempo di riporre la macchina e ci rendiamo conto che la festa è finita:la rotta va corretta di 20 gradi e questo trasforma la veloce bolina larga di cui godiamo da ore in bolina stretta, fuori rotta di soli 15-20 gradi ,ma stretta.

C'è ancora mare e capiamo subito che non sono queste le condizioni che propizieranno un nostro recupero...dai!Sotto con le regolazioni di fino all'albero,senza scordare mai lo spostamento dei pesi sopravvento,il"matossage",cui , indefessi, non abbiamo mai rinunciato fin dai primi metri di gara.

La vittima di questa rotta un pò"larga"è il bellissimo battello fanale di Seven Stone,che a differenza di quanto capitato nel 2005,lasciamo ben distante ,sulla sinistra,intuendone solo a fatica la sagoma inimitabile.

Pazienza!Sarà per una prossima volta...

Da contatti radio veniamo a conoscenza di qualche vicenda riguardante le altre barche:Yak di Gallo e Tiengo è attardato di circa 5 miglia che sono le stesse che ha di vantaggio su di noi il Pogo 2 di Miegge e Tosi,che sarà compagno di Andrea a Settembre sulla rotta del Brasile.

Non ci dispiace il fatto che anche altre barche lamentino la rottura del tangone.Il nostro amor proprio ne esce un pò lenito:ci sentivamo i fessi del villaggio!

 Intanto il mare ,progressivamente sta calando....con un vento sempre sui 10 nodi il Ginto si appresta a ridiventare il solito Hulk della situazione.

Turno su turno ,regolazione su regolazione,quelle che ormai si distinguono come luci di via a prua,si ingrandiscono sempre più e molte di loro cominciano a diventare rosse e verdi ed a scadere verso poppa.

Se non avessimo il retrogusto pessimo del tangone rotto...!

All'alba ulteriore regalo:il vento gira ancora qualche grado ,tanto da metterci in rotta diretta per il Fastnet,su di una mare finalmente quasi calmo.

 A questo punto Andrea ha una brillante idea :e se approfittassimo della calma relativa per provare a riattrezzare il balestrone?

Aiutandoci con la drizza dello spi per sostenerlo,con infinita pazienza....riusciamo a rimetterlo in posizione....è la felicità!Chiaro che non potremo bracciarlo troppo e converrà tenerlo ben trincato quasi in centro,ma la nostra regata riparte in pienezza ed il mondo ritrova una luce che ci pareva avesse perso del tutto...

 Nel corso del pomeriggio il vento ruota ancora a sinistra,posizionandosi sui 70 gradi di apparente.Cavoli!..basta ,va bene così...se giri ancora indurrai tutti a mettere il frullone e noi ,non crediamo di potercelo ancora permettere.

Di dubbio in dubbio le ore passano e la mitica Rocca si avvicina sempre di più.

Cominciamo le valutazioni sul "quando "la gireremo e con che luce ne potremo godere la vista.A questa media dovrebbe essere alle 5-6 di mattina e dato che qua ,così a nord ,albeggia già alla 3.30....

 La metereologia in Atlantico è una scienza esatta.Già parecchi giorni prima della partenza si era annunciata una depressione che avrebbe interessato l'Irlanda sud occidentale nella notte tra martedì e mercoledì,

proprio in concomitanza col passaggio dei concorrenti al Fastnet.

Pertanto il cielo azzurro della giornata non ci aveva illuso più di tanto.Puntuale come un'orologio svizzero alle 19 si materializza davanti a noi un muro di nubi nere.

Ci basta uno sguardo e ciascuno assume l'assetto da combattimento:ci laviamo un pò,ci vestiamo pesante e cerchiamo di mandare giù qualcosa di sostanzioso,preparando a portata di mano fiocco e matafioni.

 Da Qui in poi è un crescendo di azione:entriamo in un mondo grigio -verde,con la visibilità che ,per la pioggia e la foschia ,non supera che qualche frangente più a prua.

Nel giro di 3 ore passiamo da tutta tela a tre mani alla randa e fiocco solent:manovriamo con calma,sempre legati,concatenando i movimenti con metodo e sicurezza.Si vede che Andrea è ormai in forma "oceanica"ed io sono ben contento di tenere ancora questi ritmi.

 Tutti i piani saltano:filiamo di bolina larga come ossessi ed arriveremo ben prima del previsto.Di contro altro che notti cortissime:alle 21 è buio pesto e la prua punta su di uno sfondo nero seppia!

La portata luminosa del Fastnet è di 28 miglia.Ci rendiamo conto che ,con questa visibilità, è una misura assolutamente illusoria...ma forse a 15?Niente....a 10?Nisba!

Intorno a noi distinguiamo una quindicina di luci di via ed ci pare di stringerci uno con l'altro ,nella notte di tregenda ,come pulcini sperduti....

Un nuovo pericolo si materializza in alcune barche che ,avendo già girato il Faro, incrociano la rotta dalla parte opposta.

Andrea ne "pela "una per pochi metri e sapremo il giorno dopo che qualcun altro non avrà avuto la nostra stessa fortuna...

 Finalmente ormai ad un'incredibile "meno 5"un lampo sciabola ,malfermo,leggermente a sinistra.La velocità di Casinò di Lugano è sempre ruggente e non ci vuole molto perchè il lampo si stabilizzi,sempre di più

fino ad assunere i connotati di quello che rimarrà uno degli spettacoli più spaventosi e cupi che mi siano mai capitati in tanti anni di regate.

 Nessuno dei concorrenti dell'edizione 2009 del Mini Fastnet potrà mai dimenticare quei due raggi incrociati che giravano ciclicamente sulle nostre teste,"sparati"da un occhio diabolico,sempre uguale a se stesso,e riverberati sinistramente dappertutto dal muro di pioggia:veramente credo che anche il Sommo Poeta non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad ambientarci l'entrata di un Girone Infermale.

Mi sono sorpreso ad immaginarmi sulla scogliera della vicina costa irlandese,ad ammirare inorridito quel Sabba che si apriva sotto i miei piedi compiangendo chi,per sorte ,ci si fosse trovato in mezzo...e noi eravamo in prima fila!Che fuori di testa i ministi!

 Virato ,con un milione di precauzioni per non trovarci poco manovrieri nelle fauci del mostro,puntiamo finalmente verso casa.Sono le 0400.

L'andatura è la stessa dell'andata:bolina molto larga ,veloce ,in rotta ,umida ,scomoda...

La vita all'interno di un mini in queste condizioni è veramente quanto di più vicino alla sopravvivenza si possa immaginare.

Si timona bagnati,si dorme bagnati....non c'è verso di asciugarsi un pò ed anche i capi più tecnici ,prima o poi,denunciano qualche crepa.

Il programma alimentare meglio organizzato non può reggere a simili prove:si sbocconcella qualcosa ogni tanto ed è illusoria l'idea di scaldare qualcosa.

Ho comunque modo di apprezzare l'incredibile efficienza della "capottina"del Ginto.Sarà scomoda in porto ma ci consente di non chiudere il tambucio e pioggia ,spruzzi,e frangenti da "VOR 70 allaVolvo"non esprimono che poche spugnate di acqua raccolta in cabina.Si vede che la mano del progettista è di quelle buone!

 Benedetto meteo atlantico!Alle 8 l'avevano prevista ed alle 8 la" bascula"ha luogo.Sono in prua ad assicurare lo stralletto.quando noto che il fiocco si affloscia,sventato dalla randa.

Andrea ,stai forse poggiando fuori rotta?Sempre per 140 è la risposta!

é un gran lasco,piove ancora forte ed il vento non schioda dai 25-26 nodi.....io ed Andrea ci guardiamo un'attimo negli occhi e la risposta è immediata :spi!

 Se armare il tangone il giorno prima con mare calmo aveva richiesto solo pochi minuti ora è tutta un'altra musica:il mare è bello ripido e la stanchezza di una notte da tregenda non aiuta certo i riflessi e l'efficienza. Solo dopo una mezz'ora di lotta e tentativi falliti e reiterati con ostinazione che il  tangone si erige imperioso a prua ed il mitico spi  medio blu sale a riva,con una mano alla randa.

 Da urlo!Come descrivere altrimenti la navigazione in tali condizioni di survelocità?

Portiamo i pesi dell'acqua e dell'ancora all'estrema poppa,teniamo la scotta sempre in mano ,con due giri sul winch,sempre pronti a lascare in grande per neutralizzare le starorze che ,immancabili,ci mandano a gambe all'aria almeno ogni 15 -20 minuti.

I due treni di onde creano un bel marasma di difficile interpretazione:stiamo attentisimi a cercare di non infilare il tangone in acqua...ora che funziona...

I turni si susseguono ancora ogni due ore ma è ben difficile riposare quando senti la barca vibrare, fischiare e partire in ripetute planate che ,da sotto ,non sai mai come andranno a finire...adreanalinico!

 Dico la verità:dallo sforzo di volontà che ci era costato armare spi in quelle condizioni di mare e stanchezza avrei creduto che in pochi altri l'avrebbero fatto.

A posteriori sappiamo invece che ,tranne pochissime eccezioni,il grosso del gruppo ha fatto lo stesso e ciò a riprova dell'alto grado di preparazione e di classe dei ministi di quassù.Chapeau bas!

 Nel pomeriggio subiamo un'avaria imprevista:cede la drizza dello spi!Per fortuna riusciamo a recuperare la vela intonsa dal mare ed a riarmarla con la drizza del fiocco.Fiuuuu....

 Le ore passano velocissime ,come le miglia che divoriamo su di un mare sempre più regolare,un vento in diminuzione ed un cielo sempre più amico.

Il problema è che non siamo abituati a rimanere per decine di ore sullo stesso bordo ed arriviamo sempre alla fine del turno con una voglia matta di "sgranchire"collo e spalle,in perenne tensione.

 Togliamo la mano alla randa e prima di sera riappare a riva lo spi  grande.Le condizioni sono ormai di tipo mediterraneo.Per la prima volta ci meritiamo dei turni scalzi e senza la salopette della cerata...

 Abbiamo modo di notare la sontuosità del cielo atlantico ma ,parimenti,il fatto che si tratti di uno specchio d'acqua "austero"e senza vita.Quando mai capita in Med di non vedere per troppo tempo intorno alla barca giocare dei Delfini?

Qua non c'è verso di incontrare alcunchè:da soggezione!

 Il vento è ormai "solo "di 12-14 nodi,ma è più che sufficiente per garantire comunque delle belle medie.

La costa,le Rail dei cargo,Ouessant ormai sono a tiro e.da lì in poi,,saremo costretti ad effettuare alcune strambate che ,con la sola drizza del fiocco a disposizione,ci costringeranno sempre ad un odioso "ammaina spi-passa il circuito dall'altra parte-riissa"

Allora potevamo solo immaginarlo ma quel tempo perso ci sarebbe costato effettivamente delle posizioni in una classifica con arrivi serrati al minuto ,come è da queste parti.

 Nel fraseggio degli incroci rivediamo ,dopo quasi 36 ore di solitudine,degli altri mini.Alcuni sono in piena efficienza,altri hanno l'aria un pò sbucciata,navigando senza spi ,o con spi piccolo o strambando come noi.

é evidente che il vento non era stato forte ed insidioso solo per Casinò di Lugano!

 L'ultima strambata, effettuata ancora bene al largo sul far dell'ultima sera di navigazione,pone la nostra rotta sull'allineamento Basse Veille-linea di arrivo ,che neppure un raggio laser...ben fatto.

 Come previsto,allo sfiorare della boa di Basse,intorno a noi si materializzano nell'oscurità  non meno di 4-5 mini 650 che ,naviganti fin'ora su di rotte divaricate,convergono ora sull'ultimo Waypoint in un serrato sprint finale di 10 miglia.

Per non perdere nessuna posizione,ammainiamo lo spi,dopo 280 incredibili miglia di andatura portante,dopo la linea di arrivo ,che tagliamo alle 03,30 in ventottesima posizione,tra i serie.

 Siamo ,in definitiva,soddisfatti della nostra prova,Forse ci saremmo aspettati qualche posizione in meno ma il contesto tecnico è tale per cui ,le ore corse senza frullone prima di Wolf Rock,le strambate laboriose e qualche peccatuccio tattico,non potevano non pesare un pochino.

Perder poco più di 5 ore da velisti professionisti ,che navigano tutti i giorni,con shore team e ricchi sponsor al seguito non è cosa da poco per un ticinese che si allena a Lugano,quando non ha la barca in cantiere...

Siamo sicuri di avere dato il massimo e che l'esperienza