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 Mini Fastnet - L'avventura di Dixie
 di: Stefano Paltrinieri & Daniel Valli


 

 Dopo 30 ore di viaggio con la barca al seguito io e Daniel arriviamo finalmente a Douarnenez. Abituati alla "magniloquenza"di Port Camargue o La Rochelle, la modestia e la semplicità del posto e delle sue attrezzature ci stupiscono, ma la visione di decine di mini all'ormeggio ci fanno subito capire che, comunque, quella che stiamo per vivere sarà un'esperienza da ricordare per sempre.

I giorni della vigilia si dipanano con la consueta tensione pre gara, con l'aggravante della preoccupazione per gli, a noi, ignoti problemi della corrente. I consigli di Luciano, un pensionato italiano là felicemente residente, buon velista, non sono certo rassicuranti: "ahh di la se c'è vento contrario non passate", "ahh di la se vi risucchia sono guai!". Il tutto è aggravato da stupendi poster appesi al circolo, raffiguranti i devastanti effetti di pantagrueliche tempeste sui fari che di li a poco doppieremo. Insomma capisci di non essere a Lavagna o Viareggio... con tutto il rispetto.

Il prologo ci fornisce una buona notizia ed una cattiva.
La buona: Dixie al lasco si difende bene, per la prima volta in due anni posso cimentarmi a quell'andatura con altri mini, e rimaniamo nel gruppo agevolmente con i nostri diretti avversari quali: Pogo 1, Ginto, qualche Pogo 2 e parecchi Proto non nuovissimi.
La cattiva: Di bolina proprio non ci siamo, non facciamo nè angolo nè velocità, rispetto agli altri. Manco a dirlo domenica tutta la baia assiste ad una slendida partenza del 20° Mini-Fastnet con 15-18 nodi di bolina serrata, border line con tutta tela.

Finalmente la costa, che per i lunghi mesi invernali ho studiato sulle carte, mi si svolge sotto gli occhi, e... sorpresa!!! pur nella tensione della bolina e lo stomaco chiuso mi rendo conto che quello che avevo fino ad allora considerato un campo di battaglia costellato di settori, battimetriche, rail, vettori di corrente, mede minacciose in realtà è un posto meraviglioso e che scogli, falesie, golfi, promontori si fondono in un paesaggio da fiaba.

Il lavoro fatto a Lissone sulle carte di corrente in primavera paga; passiamo dove non avremmo mai immaginato di poter passare, cogliamo e sfruttiamo le sfumature dei vettori di corrente rimanendo così attaccati coi denti al fondo del gruppo. Il famigerato e temuto Channel du Four, tra Ouessant e la terra costituisce il massimo delle sorprese: mare piatto, brezza tipo "ora" del Garda, corrente favorevole ben sfruttata al centro, tramonto magico su fari da sogno: è valsa la pena di venire solo per questo!Purtoppo fuori dal canale la bolina dura riprende: ci tocca tutta la Manica controvento. Cerchiamo di virare sul ritmo della corrente; nei momenti duri dico: forza Daniel, è il Mini Fastnet, che cosa ci aspettavamo? Pensa a quanti in Italia vorrebbero essere al nostro posto! Alba di martedì: il vento gira al traverso; sotto una abbagliante luna piena diamo finalmente frullone per le ultime miglia fino a Wolf Rock. Non so se i giovani velisti di oggi coltivino le letture di testi di argomento nautico. Di certo io navigando tra Wolf Rock con prua su Seven Stones e con capo Lizzard al traverso, mi sono emozionato, ripensando ai classici della Mursia che hanno alimentato la mia passione di velista ragazzino-sognatore.

Inizia la lunga cavalcata: fino al Fastnet e per 150mn del ritorno, reaching con alternanza di frullone e genoa in una corsa incredibile sul filo dei 6-8 nodi costanti... com'è lontano il Mediterraneo! Ci concentriamo sulla rotta e sulla bussola; siamo ormai soli e stiamo correndo a cronometro. A 4 ore di ETA dal faro incrociamo i mini che ritornano. Certo è un bel distacco, ma abbiamo la coscienza a posto: di più sul Naus non si sarebbe potuto fare!
L'arrivo sul MITO, con la stessa rotta di 308 che avevamo 155 mn prima, testimonia la nostra assoluta precisione alla barra. Nel doppiare il Mito che ha spesso interrotto i miei sonni invernali ci concediamo 10 minuti di sbrago sotto pilota per le foto e le riprese di rito. Dopo la Mini Transat questo era il mio sogno più grande: ci sono arrivato, grazie anche ad un grande compagno come Daniel: WELL DONE!

Reaching ancora fino a notte poi... piatta!! Dunque anche qui esiste! Rispetto alle nostre almeno non porta a bollitura e consente anzi qualche ora in costume, dopo 4 giorni di cerata ininterrotta. Verso le 19 finalmente sud-ovest…ed infine spi! Non sarebbe stato un vero Mini Fastnet senza un bel ritorno a ROTOLONI...!!!
Rinforza sempre di piu', e alle 02.00 nel giro di pochi secondi tre emozioni: straorza, cargo in collisione che devia all'improvviso la rotta per evitarci, i lampi di Bishop rock sulle Scilly che colgo al volo mentre litigo con lo spi impazzito.

 

Ci diamo una calmata; è inutile rischiare con l'obiettivo a portata di mano e comunque, a vele bianche, planiamo a 10-11 nodi tra i lampi dei temporali. All' alba diamo il piccolo; altro vrac, ammainata e mano alla randa. Sono 2 anni che Dixie aspetta questo momento: dopo tante piatte meridionali può far vedere quello di cui è capace e plana sicuro nell'onda finalmente oceanica. Al primo segnale di moderazione del vento ridiamo tela. Meno 1mano, tutta randa, spi piccolo, spi grosso... é troppo importante arrivare a Ouessant con la marea favorevole!

Ci riusciamo con un'ora di vantaggio gustandoci i fari di Stiff, La Jument, AnIvidic che scorrono veloci a sinistra su di un mare che ribolle ma che, grazie alle tavole di marea sappiamo non esserci nemico come potrebbe, coi suoi 4n di velocità di corrente. Le ultime 30 miglia le corriamo ormai un'po in riserva bevendoci comunque un Pogo1 a colpi di planate oltre gli 11 nodi con lo spi grande che teniamo, ormai invasati sino sulla linea d'arrivo che tagliamo alle 20,50 di venerdi per un settantatreesimo posto che, detto così , suona come una sconfitta, ma che per noi, ultradilettanti, su di un mezzo che di sicuro privilegia la sicurezza e la praticità alla velocità pura, assume un significato di valore assoluto.

E' finita... qui è troppo bello per non tornarci e spero che la prossima volta noi Italiani saremo di più. Ad ogni buon conto non voglio peccare di faciloneria; è meglio che ci vengano equipaggi veramente allenati e preparati. La nostra è stata un’edizione relativamente facile, ma mi pare di aver compreso che questi posti possano veramente diventare un grosso mal di testa.
Oltre al fantastico co-skipper Daniel Valli, mi permetto di ringraziare i velisti che mi hanno aiutato nelle tappe di avvicinamento al Fastnet, sopportando i problemi che si sono presentati ed aiutandomi a risolverli

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Grazie a: Giuliano Lulleri, G.luca Gelmini, Stefano de Vivo, Luciano Gessa. 


 

 

 


 




 


 

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