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Cari amici ministi,
non vi nascondo che
organizzare queste righe mi risulta penoso. Inutile nascondersi
dietro un dito: Il colpo è stato duro! Ventidue anni di attesa
sognante, cinque anni di preparazione di cui gli ultimi due
full-immersion, sacrifici economici rilevanti si sono liquefatti in
10 secondi.
Sto reagendo, è ovvio, cerco di prefigurarmi un nuovo futuro da
minista, in questo senso il disastro mi ha ringiovanito di 20 anni,
mi sto rituffando nel sudato mondo del triathlon, ce la metto tutta
insomma. Tuttavia ripensare ai mesi serrati della vigilia ed alla
"scuffia" fa ancora molto male.
Mio malgrado ho vissuto una esperienza sicuramente unica: la
materializzazione dei nostri peggiori incubi. Da questo osservatorio
lugubremente privilegiato posso trarre qualche spunto di riflessione
tecnica che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione,
augurandomi vivamente che nessuno di voi abbia in futuro l'occasione
di "arricchire" i miei spunti coi propri. |
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Dove è accaduto l'incidente
Mercoledì 29-09 alle 8:42 GMT 40 MM a Nord-Est di Capo Finisterre.
Condizioni del vento
35 nodi fissi, raffiche a 42÷44 rilevate 10 minuti prima della "scuffia"
con anemometro a mano. Il mare, grosso, non appariva il killer che si è
dimostrato poi. Mi era parso più incrociato e "pinnacoloso" la notte
precedente.
Condizioni di navigazione
Mura a sinistra con 3 mani di randa e 1 alla tormentina, velocità 5÷5.5,
rotta 285° con tendenza alla scarso. Andatura bagnata ma appagante e,
nei limiti, redditizia.
Come è successo
Sto per entrare in cabina per fissare il punto sulla carta e riposare.
Apro lo sportello d'entrata (altrimenti sempre ermeticamente chiuso),
alzo lo sguardo come sempre e "lo" vedo arrivare: è un frangente basso,
uno "schiumone" lungo, veloce ma assolutamente non mostruoso
all'apparenza.
Nei pochi secondi che mi separano dal suo arrivo non ho il tempo di
riserrare il tambucio del resto mi sembra che accostarlo basti, tutt'al
più imbarcherò due litri di acqua in più.
Invece ........ mi colpisce e mi sembra di essere calato in fiume. Mi
trovo sbalzato sottovento coi piedi sul tangone e, guardando verso poppa
osservo la scena: pozzetto a 90°, breve sosta con l'albero in acqua (due
secondi), fragore dell'albero spezzato (così almeno mi sembra), il
pozzetto supera velocemente la verticale, scuffia, sono in acqua.
Avverto che qualcosa ostacola la mia risalita (cinque secondi di paura,
gli unici) credo la battagliola ed il boma. Mi spingo sott'acqua
premendo con le mani contro "qualcosa" sopra di me fino a riemergere a
poppa: sono salvo, peggio di così non può andare. Per un minuto non
capisco più niente. Rabbrividendo per lo shock (non sento freddo)
brancico con le mani sott'acqua per cercare la balise ma non riesco a
realizzare dov'è, a ricordare dov'era assicurata. Poi mi calmo, indosso
la provvidenziale maschera subacquea e tutto mi si facilita "vedo",
prendo e attivo la balise, estraggo con facilità la zattera dal
"trespolo" poppiero e la gonfio.
Il tempo di assaporare il rifugio che potrà darmi che un frangente
strappa la cimetta. Tenuto conto del vento a 40 nodi, constato che la
sua ancora galleggiante deve essere ben efficace se si allontana così
lentamente. Di raggiungerla a nuoto, comunque, neppure parlarne.
Sull'opera viva allora, legato alla chiglia per 6 ore.
A questo punto qualcosa di modifica nell'equilibrio della barca; il
timone sottovento tende a sommergersi, la chiglia non è più verticale.
Decido allora di forzare le cose: mi appendo alla pinna, tiro e ....
Duchessa si raddrizza! Salgo da poppa, mi pare di essere tornato a casa!
Uno sguardo all'interno mi riprecipita nello sconforto. Non mi cimento
neppure nella descrizione. La barca è semisommersa sono senza zattera:
non ho dubbi ed attivo subito l'EPIRB. Dopo 15' di attesa ingannata
tentando di sgottare qualche centinaio di litri d'acqua l'elicottero
giunge a recuperarmi. E' finita, tutto è finito.

Detto questo, mi scuso la prolissità, ma in minor tempo non mi è
riuscito di descrivere l'accaduto, azzardo alcune ipotesi su particolari
che potrebbero aver determinato o aggravato il bagno.
Se:
- sullo scarso del vento avessi virato avrei subito il mare più in prua
e meno al traverso,
- fossi stato al timone avrei potuto orzare contro il frangente come già
altre volte,
- il tambucio fosse stato ancora chiuso la barca si sarebbe raddrizzata
subito, anche se disalberata,
- avessi rifatto la prova di raddrizzamento dopo aver "segato" la
chiglia di 1 cm forse avrei dovuto riappesantire il bulbo di qualche
chilo,
- non avessi assicurato sopravvento, oltre ai 200 kg di ballast, altri
80 kg circa di materiale, non avrei subito il K.O. a 180° dopo che lo
sbandamento aveva superato i 90°,
- non avessi dovuto posizionare i 38 kg di zattera 14 cm più in alto
secondo le nuove regole ......
- non mi fossi arreso subito attivando la balise, avrei potuto tentare
subito il raddrizzamento, operazione che, in fondo, 6 ore dopo mi è
riuscita.
Se, se, se .... In fin dei conti, penso comunque, che se Mike Tyson ti
atterra con un cazzotto hai un bell'elucubrare sulla difesa troppo bassa
o sullo scarso gioco di gambe, vai giù e basta!
Dopo l'incidente ho sicuramente tratto vantaggio da alcune precauzioni:
- fondamentale la maschera subacquea fissata a poppa ci vorrebbe anche
in cabina,
- non avere in dotazione la cartuccia per il gonfiaggio automatico del
giubbotto: da come ne sono uscito, in immersione, il giubbotto gonfio
penso mi avrebbe ostacolato,
- la cimetta con maniglia passata intorno alla zattera mi ha permesso
una estrazione veloce della stessa,
- le volanti sottovento ben fissate verso prua con un elastico; fossero
state in bando, temo che mi avrebbero potuto "imbrigliare" quando
l'albero si è spezzato, considerata la mia posizione di fianco alla
tuga,
- non utilizzare le life line ma una lunga cima fissata all'albero
soprattutto in previsione di un 360° che non ho comunque sperimentato,
- legare il coltello (oltre all'EPIRB e una torcia che consiglierei di
fissare a poppa) il più basso possibile a barca dritta per accedervi al
meglio a barca rovesciata,
- in condizioni limite tenere sempre in tasca generi di conforto. Io
avevo del tè in polvere e se avessi dovuto trascorrere la notte sulla
chiglia, non essere in totale ipoglicemia, mi sarebbe stato utile per
aiutare i soccorritori ad aiutarmi il giorno successivo,
- fissare il frontalino al collo con uno stroppo, che ho sperimentato,
immagino mi sarebbe stato utile in caso di scuffia notturna,
- le due scalette da alpinismo legate ad ogni balcone di poppa avrebbero
facilitato la mia risalita in caso di 360° a barca disalberata e
perfettamente galleggiante.
Alla fine consentitemi una amara e
disillusa constatazione.
Ammettiamolo, anche se a denti stretti: in oceano in certe
condizioni meteo i mini 6,50 sono pericolosi. Io ci ho picchiato il
naso ad onta della preparazione che ci avevo dedicato e della
sensazione di sicurezza assoluta che avevo quella mattina. Vanno
proprio giù e non è questione per barche estreme se è vero che
almeno 3 Pogo di serie sono naufragati in questa mini '99.
Credo che non dobbiamo rinunciare alle meravigliose sensazioni che
le nostre barchette ci possono dare, ma utilizzarle con un alto
grado di consapevolezza e di umiltà. |
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A presto
Stefano
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Stefano
Paltrinieri partecipava a questa Minitransat con il Tè Salt
"Duchessa", nelle foto sopra. |
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